Quando una stampante valeva quanto una Fiat Uno: il racconto di Massimo De Martin

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KFI 35 “Noi c’eravamo”: Una rubrica per raccontare come è cambiata la logistica: per chi è curioso di immaginare com’era e per chi la ricorda con un pizzico di nostalgia

In occasione dei 35 anni di KFI abbiamo raccolto una serie di storie e aneddoti che raccontano l’evoluzione della logistica attraverso chi l’ha vissuta in prima persona.
Questo è il primo episodio: il racconto di Massimo De Martin.

Il giovane ragazzo, l’ultima speranza del magazzino

Entrare in un magazzino negli anni ’90 era un’esperienza diversa. Non c’erano ticket digitali o intermediari: Massimo parlava direttamente con i responsabili IT o i capi della manutenzione.

“Avevo vent’anni e mi trovavo davanti dirigenti di colossi industriali che mi guardavano come l’ultima speranza,” ricorda Massimo. “Le stampanti dell’epoca, come le gloriose Zebra 90A o le XI, costavano quanto una Fiat Uno. Parliamo di cifre che oggi sarebbero intorno ai 15.000 euro”

Con costi così alti, le aziende ne avevano pochissime. Se una si fermava, si fermava tutto: decine di persone restavano con le mani in mano, le spedizioni si bloccavano e i costi straordinari lievitavano. L’urgenza non era un’opzione, era la norma. Le chiamate arrivavano via fax, si rispondeva via fax, e la competenza del tecnico era l’unico scudo contro il caos.

L’episodio del fulmine: la logistica si ferma col botto

C’è un aneddoto che Massimo ricorda vividamente e che spiega bene la precarietà (e la potenza) di quei sistemi. Si trovava in una gigantesca logistica alimentare a Trezzo d’Adda. All’epoca, per far parlare le stampanti con i sistemi AS/400, servivano dei “convertitori”, delle scatole nere che facevano da traduttori tra codifiche diverse.

“Stavo sostituendo uno di questi scatolotti. Proprio mentre lo accendo, sento un boato terrificante: BOOM! Penso subito di aver fatto un disastro io.”

In realtà, un fulmine aveva colpito i cavi tra i capannoni. Il risultato? Sette o otto stampanti ad aghi letteralmente incendiate (domate con l’estintore), scheda dell’AS/400 bruciata e un magazzino alimentare paralizzato per settimane. In un mondo senza cloud e senza schede di rete integrate, un temporale estivo poteva rispedire un’azienda intera al medioevo con “carta e penna” per un lungo periodo, anche per un’estate intera.

Stampante As400 fulmine

Un esame a ritmo di Queen

Con il tempo, l’assistenza tecnica iniziò a strutturarsi. Zebra Technologies introdusse le prime certificazioni ufficiali: non bastava più “saperci fare”, serviva il pezzo di carta. Massimo ricorda un training a Rimini (o forse Imola, tra una sfida ai go-kart e una cena) con un docente inglese che girava con l’unica Lancia Thema Ferrari Station Wagon esistente al mondo, appartenuta a Gianni Agnelli.

Il corso si concluse con un esame tecnico durissimo. La correzione era pubblica, quasi un rito d’iniziazione: il docente correggeva i test uno ad uno, davanti a tutti i partecipanti.

“Arriva il mio turno. Risposta corretta, corretta, corretta… punteggio pieno: 100/100. Ero il primo.”

Uscendo dalla sala nel seminterrato dell’hotel, la tensione accumulata esplose in un momento di pura goliardia. Massimo e i colleghi di KFI iniziarono a percorrere i corridoi cantando a squarciagola “We Are the Champions”.

Proprio girando l’angolo, il coro si interruppe bruscamente: si trovarono faccia a faccia con Davide Guerra, allora Presidente di Zebra Italia, che si è fermato di fianco a loro. Alla sua domanda “Ma che succede?”, la risposta fu un mix di orgoglio e sfacciataggine giovanile: “Abbiamo vinto ancora noi!”.

Il tesoro nell’armadietto: svelato il segreto di Massimo

Oggi Massimo è ancora una colonna di KFI. Il “ragazzo sbarbato” degli inizi ha lasciato il posto a un professionista che non prova più soggezione davanti a nessuno, forte di un’esperienza che gli permette di risolvere problemi complessi quasi d’istinto.

Molte cose sono cambiate da quei primi anni ’90: la logistica non si ferma più per un fulmine, le stampanti non costano più come un’auto e nei magazzini oggi si incrociano lingue e culture da tutto il mondo. Eppure, se c’è qualcosa che è rimasta identica, è la luce che si accende negli occhi di Massimo quando parla del suo lavoro.

Una passione che si respira anche nei piccoli gesti, come la cura con cui custodisce i suoi ricordi. Mentre ci avviamo verso la sala riunioni per le foto, Massimo tira fuori un “tesoro” nascosto: una delle prime stampanti Zebra, gelosamente conservata nel suo armadietto.

“Non lo dico a nessuno, se no va a finire che me la buttano!”

commenta divertito, stringendola a sé.

Per molti potrebbe essere solo un vecchio pezzo di ferro, ma per Massimo – e per noi di KFI – quell’oggetto rappresenta le nostre radici. Perché solo ricordando da dove veniamo, e quanto abbiamo lottato per far ripartire quei magazzini fermi, possiamo continuare a costruire il futuro della logistica.

Stampante zebra logistica anni 90
Massimo De Martin stampante zebra
stampante zebra e tastiera zebra alogistica anni 90

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