Logistica anni 90: quando bastava una stampante ferma a bloccare il magazzino

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KFI 35 “Noi c’eravamo”: Una rubrica per raccontare come è cambiata la logistica: per chi è curioso di immaginare com’era e per chi la ricorda con un pizzico di nostalgia

In occasione dei 35 anni di KFI abbiamo raccolto una serie di storie e aneddoti che raccontano l’evoluzione della logistica attraverso chi l’ha vissuta in prima persona.
Questo è il primo episodio: il racconto di Massimo De Martin.

Entrare in un magazzino degli anni 90

C’è stato un periodo nella logistica in cui il valore della tecnologia si percepiva in modo immediato.

Quando Massimo De Martin entrava in un magazzino negli anni ’90, non passava da intermediari o sistemi strutturati di richiesta. Il confronto avveniva direttamente con il responsabile IT o con il responsabile della manutenzione, figure con un ruolo decisionale chiaro all’interno dell’organizzazione.

Il rapporto era diretto e legato a una responsabilità condivisa: garantire la continuità operativa.

Quando le stampanti erano un vero investimento

Per comprendere questo tipo di dinamica è necessario considerare il contesto tecnologico dell’epoca.

Le stampanti industriali non erano diffuse come oggi. Erano presenti principalmente in aziende di medie e grandi dimensioni, anche a causa del loro costo elevato, che poteva essere paragonabile a quello di un’automobile. Questo comportava una presenza limitata all’interno dei magazzini: poche unità a supporto di interi reparti.

In queste condizioni, ogni macchina aveva un ruolo centrale nei processi. La stampa rappresentava un passaggio essenziale per la gestione delle spedizioni e delle attività operative. Un fermo macchina non era quindi circoscritto a un singolo dispositivo, ma aveva effetti diretti sull’organizzazione del lavoro, con persone in attesa e attività rallentate.

Per questo motivo, l’attenzione verso queste tecnologie era elevata. Non venivano gestite in modo diffuso, ma seguite da figure specifiche, responsabili del loro funzionamento e della continuità operativa.

La responsabilità di chi interveniva sul campo

Le richieste di intervento arrivavano principalmente per telefono o via fax e avevano sempre un carattere di urgenza.

Dietro una richiesta apparentemente semplice c’era spesso una situazione operativa da ripristinare nel più breve tempo possibile. Per chi interveniva, questo significava operare in contesti dove la capacità di risolvere il problema rapidamente era determinante.

Per un tecnico all’inizio del proprio percorso professionale, il confronto diretto con interlocutori esperti e con responsabilità rilevanti rappresentava un passaggio importante. È in queste situazioni che si sviluppano competenze tecniche e capacità relazionali, che con il tempo portano a una maggiore sicurezza operativa.

E per una stampante ferma si poteva fermare un magazzino.

Quando la competenza deve essere dimostrata

Con l’evoluzione del settore, anche il ruolo dell’assistenza tecnica inizia a strutturarsi.

L’esperienza sul campo rimane fondamentale, ma viene affiancata da percorsi formali di certificazione. Zebra Technologies introduce programmi specifici per qualificare i tecnici e i centri assistenza, richiedendo il superamento di esami per poter operare ufficialmente sui prodotti.

Si tratta di un passaggio significativo, che contribuisce a definire standard più chiari e a rafforzare la professionalizzazione del settore.

Massimo De Martin ricorda uno di questi momenti, durante un training in Italia tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Il percorso si conclude con un esame tecnico, necessario per ottenere la certificazione.

Massimo De Martin si racconta “L’esame, il risultato e quell’incontro al’evento Zebra”

Al termine del corso, arriva il momento dell’esame. La correzione avviene in modo diretto, risposta dopo risposta, davanti a tutti. L’attenzione è alta, perché da quell’esito dipende la certificazione necessaria per operare come centro assistenza. Quando arriva il turno del test di Massimo De Martin, il risultato è chiaro: tutte le risposte sono corrette. È il punteggio più alto. Terminata la sessione, l’atmosfera si alleggerisce e, uscendo dalla sala insieme ai colleghi, la tensione accumulata lascia spazio a un momento di soddisfazione condivisa, spontaneo ma contenuto nel contesto di una giornata comunque formale.

Pochi istanti dopo, girato l’angolo, il gruppo si trova di fronte a Davide Guerra, all’epoca presidente di Zebra Technologies in Italia. Si ferma e chiede cosa fosse successo. La risposta arriva in modo diretto:

“Abbiamo vinto ancora noi.”

Stampante zebra logistica anni 90
Massimo De Martin stampante zebra
stampante zebra e tastiera zebra alogistica anni 90

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