“35 anni di storie” è la rubrica di KFI per i 35 anni dell’azienda.
Trentacinque anni al fianco delle aziende, tra tecnologia, innovazione e scommesse vinte insieme.
Carlo Caserini – Presidente, KFI, primi anni ’90.
Un salto senza rete: l’inizio di un viaggio d’impresa
Quando varcai per la prima volta la soglia dei nuovi uffici di KFI, nei primi anni ’90, lo scenario era a dir poco essenziale: tre scrivanie, tre personal computer, tre telefoni, una stampante, un fax a carta termica e dei semplicissimi portalampade sospesi al soffitto, senza nemmeno un paralume. Ricordo ancora i numerosi lavori manuali che dovemmo fare noi tre soci per rendere l’ambiente minimamente funzionale e operativo… attività piuttosto gravose che mi procurarono un memorabile mal di schiena!
Non avevamo quasi nulla, ma avevamo la cosa più importante: la voglia irrefrenabile di costruire qualcosa insieme.
Prima di prendere quella decisione, la mia vita professionale era molto diversa. Avevo un ruolo commerciale solido in un’azienda strutturata, una retribuzione congrua e un percorso spianato davanti a me. KFI, fondata nel 1991 da Paolo Visentini e Renzo Castelli, muoveva i primi passi nel settore del kitting elettronico. L’acronimo stesso dell’azienda nasceva proprio da lì: K.F.I. – Kitting for Industries. Il nostro modello di business consisteva nel fornire un servizio alle imprese produttrici, ricercando e assemblando dal Far East componenti elettronici speciali e kit difficilmente reperibili sul mercato locale.
Era una “filosofia di vita” basata sul mettere insieme più prodotti per dare vita a soluzioni più complesse, fino a quando, nel 1993, la nascita della divisione Auto I.D. non ha iniziato a tracciare la nostra vera strada nell’ambito della stampa e dell’identificazione automatica.
La mia scelta di unirmi a Paolo e Renzo non fu motivata da calcoli strategici a tavolino, ma dal desiderio profondo di cambiamento e di rimettermi in gioco. In fondo, abbiamo imparato a fare gli imprenditori esercitandoci quotidianamente sul campo.
Oggi che KFI è una realtà affermata, strutturata in 4 Business Unit e con circa 100 collaboratori, guardare indietro a quelle tre scrivanie e alle prime brochure fa quasi sorridere. Eppure, proprio quel punto di partenza così piccolo dà la vera misura della strada che abbiamo percorso insieme.
Sotto l’immagine di una delle prime brochure di KFI
Sbagliare per crescere: il valore dell’errore
Quando si osserva un’azienda dall’esterno dopo trentacinque anni di successi, si tende a vedere soltanto il risultato finale, la crescita lineare, i numeri. Ma la realtà di un percorso d’impresa è molto più complessa e umana.
Nessuno vede gli errori, eppure ci sono stati e sono stati fondamentali. Credo fermamente che l’errore faccia parte dell’evoluzione e della maturazione di un’azienda così come di ogni singolo individuo. L’importante non è non sbagliare mai — un’illusione impossibile per chi fa innovazione — ma saper metabolizzare gli errori, comprendere dove si è sbagliato, correggere la rotta e ripartire con maggiore consapevolezza. Questa costante disponibilità a metterci in discussione e a non sentirci mai “arrivati” è ciò che ci ha permesso di superare i momenti difficili e di reinventarci continuamente.
Da rivenditori a System Integrator: ascoltare il mercato
Se c’è una scelta coraggiosa che ha segnato la svolta di KFI, è stata quella di credere nelle soluzioni integrate e nello sviluppo di software proprietari.
Già nel biennio 2018-2019, prima della pandemia, notammo i primi segnali di rallentamento nella pura vendita dell’hardware. In Europa i grandi fornitori si stavano accorpando, mentre in Italia continuavano a proliferare piccole realtà locali. Capii che continuare a competere sul singolo dispositivo ci avrebbe trascinato in una guerra di prezzo al ribasso. Abbiamo così cambiato radicalmente prospettiva: invece di chiederci “quale prodotto possiamo vendere?”, abbiamo iniziato a chiederci “quale problema del cliente possiamo risolvere?”.
È stata una trasformazione culturale impegnativa, che ha richiesto nuovi investimenti, pazienza e la maturazione di nuove competenze. Oggi, essere un System Integrator significa proprio questo: non vendere una tecnologia isolata, ma far dialogare sistemi complessi — identificazione, stampa, visione, tracciabilità e robotica collaborativa — all’interno di un unico processo affidabile, su misura e capace di generare valore reale per i nostri clienti.
Il nostro sguardo futuro punta ora all’integrazione sempre più profonda dell’Intelligenza Artificiale nei processi e a un’espansione decisa verso i mercati internazionali, forti della qualità delle soluzioni e dei team che abbiamo creato.
Le persone prima di tutto: la soddisfazione più grande
Se mi chiedete qual è il ricordo o il traguardo più bello di questi anni, non vi parlerò di un particolare fatturato o di un contratto da record. Le soddisfazioni più grandi sono legate a ciò che abbiamo costruito dal punto vista umano.
Per me, la gioia più profonda in assoluto è stata vedere le persone crescere: vederle entrare in KFI con tanta umiltà e poca esperienza, e vederle acquisire nel tempo competenze, autonomia, responsabilità e, soprattutto, una incrollabile fiducia in se stesse. Sapere che KFI è stata la palestra in cui queste persone hanno scoperto il proprio valore — al punto, talvolta, di cogliere nuove ed importanti opportunità professionali anche fuori dai nostri confini aziendali — è una soddisfazione che supera qualsiasi interesse di business e che nessun risultato economico potrà mai sostituire.
A tutta la squadra va la mia più profonda riconoscenza. E un pensiero sommesso e speciale va a chi ci ha lasciato prematuramente, dopo aver contribuito con passione alla crescita di KFI: persone che continuano a vivere nella storia e nel DNA di questa azienda. I prodotti e le tecnologie cambiano rapidamente, ma le persone lasciano un’impronta profonda e indelebile.
Tornare a sorridere: la leggerezza come guida per il futuro
Se devo fare un augurio a tutti noi per questo 35° anniversario, parte da una riflessione che va oltre le dinamiche aziendali e tocca la nostra sfera più profonda.
Viviamo in un tempo frenetico, in cui si tende a correre sempre e a voler fare tutto subito. Credo invece che sia fondamentale riscoprire il valore del tempo: il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di pause, di respiri, di ritmi più umani.
Vorrei che le persone tornassero a sorridere con più frequenza, ad affrontare la vita professionale e quotidiana con maggiore leggerezza e ad apprezzare con ottimismo il bello e il buono che stiamo costruendo ogni giorno. Condividiamo i successi, ma impariamo a condividere con sereno equilibrio anche le difficoltà, senza lasciarsi sopraffare dalla frustrazione.
Dietro ogni risultato di KFI ci sono persone, sacrifici, idee, errori, intuizioni e tanto lavoro. Trentacinque anni non sono soltanto un anniversario da celebrare: sono una storia che abbiamo scritto insieme e che abbiamo ancora tutta davanti a noi.
“35 anni di storie” è la rubrica di KFI per i 35 anni dell’azienda. Ogni mese, una nuova storia. Il prossimo episodio arriva presto.